Chiaravalle Centrale, in breve
Chiaravalle Centrale (Chijaravadi in calabrese) è un comune italiano di 5 032 abitanti della provincia di Catanzaro in Calabria.
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Fu occupato, intorno al 1074, dal conte Ruggiero I. Nell'archivio nazionale vi è traccia di villaggi denominati "San Biagio", "Madonna", "Spirito", "San Giovanni". Nei registri di morte, esistenti solo nel 1722, vengono menzionate chiese con la stessa denominazione dei villaggi delle quali oggi non vi è traccia, eccezione per quella dello Spirito Santo. Lo spostamento del paese si è verificato in seguito al terremoto nel 1783. Claravallis, intorno al 1400, era già famosa per le sue industrie e commerci dei lini. Vi è una zona in Chiaravalle chiamata "Gurne" dove la tradizione localizza l'esistenza di vasche per la macerazione dei lini.
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Convento dei Padri Cappuccini, nel rione Cona Chiesa matrice, in piazza Dante Santuario Maria Santissima della Pietra, in località Foresta Chiesa del Sacro Cuore di Gesù, piccola chiesa nel vecchio centro storico, in via Francesco Spasari Teatro Impero, teatro comunale gestito dall'associazione culturale Tempo Nuovo, in via Francesco Spasari Museo sacro e Museo della civiltà contadina ed artigiana del comprensorio, presso il Convento Biblioteca dei Padri Cappuccini, presso il Convento Palazzo Staglianò con cortile interno, in via Francesco Spasari
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L'economia di Chiaravalle Centrale fino agli anni settanta e ottanta era basata prevalentemente su agricoltura ed allevamento. Oggi vi sono alcune attività industriali e di servizi.
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L'abitato è esposto prevalentemente a nord, ma in parte guarda anche ad est e a ovest. È adagiato sulle falde della collina Sorbia su un'ampia vallata delimitata a ovest e a nord-ovest dalla dorsale appenninica, che trova le sue punte massime nei monti Pizzinni (918 m) e Serralta San Vito (1013 m). A nord è delimitato da un costone montuoso, che passa alle spalle dei comuni di Cenadi, Olivadi e Centrache per prolungarsi risalendo fino al monte Paladino (689 m), ad est dal monte La Rosa (709 m), il quale dopo aver accolto sul suo fianco esposto a sud l'abitato di Petrizzi, degrada e fa passare il fiume Beltrame, che dopo aver ospitato le acque dei fiumi Acqua Bianca e Memoriana, sbocca nel mar Ionio, ove assume il nome di "Torrente Soverato".
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